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Come leggere la busta paga: guida pratica al calcolo da lordo a netto

  • Immagine del redattore: Gaia Vavalà Polluce
    Gaia Vavalà Polluce
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

La busta paga è un documento che tutti i lavoratori dipendenti ricevono ogni mese, ma che in pochi sanno davvero leggere.

Spesso viene controllato solo il netto accreditato sul conto corrente, senza sapere come si arriva a quella cifra. Eppure capire almeno le voci principali del cedolino è fondamentale per verificare che la retribuzione sia corretta e avere il controllo delle proprie finanze, ma anche per negoziare un aumento o valutare una nuova offerta di lavoro.



Com’è strutturata la busta paga?

Ogni cedolino è generalmente diviso in tre aree principali.

 

a) Intestazione

Contiene i dati anagrafici del lavoratore e dell’azienda e identifica il rapporto di lavoro indicando data di assunzione, CCNL applicato, livello, qualifica e mese di riferimento della busta paga;

 

b) Corpo centrale

È la sezione principale e contiene le competenze e le trattenute operate.

Le competenze sono formate da:

-  paga base: composta  dalla retribuzione lorda prevista dal Contratto Collettivo Nazionale applicato (CCNL) per il livello, la contingenza (alcuni contratti prevedono anche voci come EDR o Terzo Elemento), eventuali scatti di anzianità e l’eventuale superminimo;

-  eventuali straordinari o maggiorazioni;

-  premi e indennità;

-  eventuali ferie o permessi fruiti.

Le trattenute invece sono:

-  contributi INPS (o contributo IVS), i quali finanziano prestazioni previdenziali come la pensione, la disoccupazione, la maternità e la malattia. Per molti lavoratori dipendenti del settore privato la quota a carico del lavoratore è il 9,19% della retribuzione lorda, anche se può variare in base al contratto applicato e alla qualifica del lavoratore;

- IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) e addizionali regionali e comunali, cioè le imposte fiscali. L’IRPEF è un’imposta progressiva, ciò significa che la percentuale d’imposta aumenta all’aumentare del reddito. Prevede tre scaglioni di reddito a cui corrispondono tre aliquote, che per il 2026 sono il 23% fino a un reddito annuo di 28.000 €, il 33% da 28.000 a 50.000 € e il 43% oltre i 50.000 €.

Le addizionali regionali e comunali, invece, variano in base alla Regione e al Comune di residenza del lavoratore.

 

c) Piede

È il riepilogo della busta paga e riporta il totale delle competenze, delle trattenute e il netto in busta. Spesso include anche il contatore di ferie e permessi maturati, goduti e residui dell’anno.



Dal lordo al netto: i passaggi chiave

Partendo dalla retribuzione lorda mensile, vediamo il calcolo da lordo a netto:

1.  Dalla retribuzione lorda all’imponibile fiscale

Per prima cosa dalla retribuzione lorda vengono trattenuti i contributi INPS a carico del lavoratore.

Retribuzione lorda x circa 9,19% =

contributi INPS

Retribuzione lorda – contributi INPS = imponibile fiscale

2. Calcolo dell’IRPEF lorda

Sull’imponibile fiscale viene calcolata l’IRPEF lorda, applicando le aliquote previste per i diversi scaglioni di reddito.

Imponibile fiscale x aliquota IRPEF = IRPEF lorda

3. Calcolo IRPEF netta

L’IRPEF lorda però non è ancora l’importo che viene effettivamente trattenuto al dipendente, in quanto da questa verranno sottratte le detrazioni da lavoro dipendente e le eventuali detrazioni per familiari a carico.

IRPEF lorda – detrazioni = IRPEF netta

L’IRPEF netta è l’imposta effettivamente trattenuta in busta paga.

4. Da imponibile fiscale a netto in busta

Calcolata l’IRPEF netta, si procede al calcolo del netto in busta.

Imponibile fiscale – IRPEF netta = netto in busta

A questo importo sono periodicamente sottratte anche le addizionali regionali e comunali, calcolate applicando le aliquote previste in base alla Regione o al Comune di residenza.

5. Importi integrativi del netto

Infine, in base al reddito del lavoratore, possono essere aggiunti importi aggiuntivi quali ad esempio il trattamento integrativo L.21/2020, che aumentano il netto finale.


Esempio pratico: da 2.097 € lordi a quanto netto?

Immaginiamo un dipendente senza familiari a carico, con una retribuzione lorda mensile di 2097 € e una RAL, cioè retribuzione annua lorda, pari a 2097 x 13 = 27.261 €.

  1. Calcolo contributi INPS

 2.097 € × 9,19% = 192.71 €

  1. Imponibile fiscale

 2097 − 192.71= 1904.29 €

  1. IRPEF lorda

 1904.29 x 23% = 437.99 €

  1. IRPEF netta

Ipotizziamo che le detrazioni per lavoro dipendente siano pari a € 167,68.

437.99 – 167.68 = 270.31 €

  1. Addizionali

Ipotizziamo che per la Regione e il Comune di residenza del lavoratore siano rispettivamente di € 46,86 e di € 14.31

  1. Netto in busta

 1904.29 – 270.31 – 46.86 – 14.31 = 1572,81 €

  1. Importi integrativi

Ipotizziamo infine che il lavoratore abbia diritto a un trattamento integrativo L.21/2020 di € 92,05.

Il netto in busta risulterebbe, quindi, 1572,81 + 92,05 = 1664.86 €


Conclusioni

Saper leggere la busta paga significa comprendere come viene calcolato il proprio stipendio, avere maggiore controllo delle proprie finanze e maggiore consapevolezza della propria situazione lavorativa.

Conoscere le basi può aiutare a riconoscere eventuali anomalie e affrontare con maggiore sicurezza offerte di lavoro, aumenti o variazioni della retribuzione. E quando qualcosa non torna, confrontarsi con un professionista può aiutare a chiarire dubbi, verificare la correttezza della busta paga e comprendere meglio la propria situazione contributiva e fiscale.

Se desideri una consulenza o vuoi verificare la correttezza della tua busta paga, puoi contattarmi tramite il form presente sul sito o attraverso i miei recapiti.

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